Statale violenza

Si era in macchina,
stradone esaltante,
io col mio amico Achille
noto per il piè pesante.
Così sfrecciavamo
verso l’ignoto
drogati dall’io
che riempivo il vuoto,
sempre più larga
sembrava la via,
sempre più lunga
la nostra scia.
Finché giungemmo un giorno
in mezzo a nubi oscure
che la diritta via
non vedevam neppure.
“Tranquillo, andiamo avanti,
ma si, so dove siamo,
ci basta stare attenti
e andare un po’ più piano”.
E questo ci salvò,
che s’era su un viadotto,
come un pensiero stanco,
a un tratto era interrotto:
il baratro vedemmo
tremammo di paura,
in fondo in fondo ad esso
la tenebra più oscura.
“Oddio che abbiamo fatto?
Abbiam sbagliato strada!
Cercando la Città
bruciammo ogni contrada!”
“E dai torniamo al bivio
con quella strada bianca,
la piccola e sterrata
che andava verso manca…”
“E dai torniamo indietro
al bivio dell’errore
quando seguimmo ciechi
per Iosonoilmigliore”.
Davvero non è perso
il tempo che abbiam perso.

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