Ci è rimasta la ragione

Meno di due mesi fa ci son state a Mirafiori una serie di assemblee sulla finanziaria. C’erano anche Epifani, Bonanni e Angeletti, segretari generali di CGIL, CISL e UIL. Era da 26 anni che i confederali non mettevano piede a Mirafiori. Gli ultimi furono Lama, Carniti e Benvenuto nell’80, al termine dei famigerati 35 giorni (che poi son stati 37).
Dopo 26 anni i segretari generali che ti fanno? tornano a Mirafiori per reclamizzare la Finanziaria. Segno innegabile della loro capacità di interpretare idee e umori dei lavoratori.
L’operazione, come si può facilmente immaginare, non è andata molto bene.
Epifani s’è scelto le Carrozzerie e lì ha dichiarato di essere soddisfatto perché la FIAT sta rinascendo e “tanti giovani lavoratori potranno arrivare”. Ha anche definito la Finanziaria una legge orientata alla ricerca di “sviluppo ed equità”.
Angeletti ha partecipato all’assemblea delle Presse con un discorso che ha spinto i 1.500 presenti ad approvare immediatamente un ordine del giorno in cui si dichiara che “il silenzio del sindacato sulla Finanziaria è incomprensibile” ed in cui si chiede che eventuali accordi su flessibilità e pensioni vengano preventivamente sottoposti al loro giudizio.
Ma è Bonanni, alle Carrozzerie, a compiere il capolavoro. Riesce a provocare una tale coro di fischi che è costretto a scappare in macchina prima ancora di aver concluso il suo intervento.
I giovani lavoratori di cui parla Epifani non possono ricordarlo perché allora erano troppo giovani (alcuni non erano neppure nati), ma è sembrato di rivedere la stessa scena del 16 ottobre 1980. In quel giorno si tennero le assemblee di ratifica dell’accordo Fiat scaturito dalla c.d. “marcia dei 40.000”. Parteciparono anche i segretari confederali di allora: Lama alle Carrozzerie (come Epifani!), Benvenuto alle Presse (come Angeletti!!), e Carniti alle Meccaniche. Il “consiglione” dei delegati – riunitosi al cinema Smeraldo – aveva già bocciato l’accordo giudicandolo una svendita della lotta.
Alle assemblee, com’era prevedibile, gli interventi furono quasi tutti contro l’accordo. Eppure…
Le cose andarono così: che molti operai, stanchi e ormai sfiduciati, decisero di levare le tende prima della votazione. Al contrario, al momento del voto, arrivarono i capi, gli intermedi e gli impiegati. Ossia quelli che, in modo alquanto rocambolesco, permisero a Lama, Carniti e Benvenuto di far passare l’intesa raggiunta col padronato.
La reazione degli operai fu immediata e rabbiosa. Alle Meccaniche, per esempio, Carniti fu costretto a fuggire (come Bonanni!!!) a bordo di un’auto bersagliata dai sassi.
I 35 giorni iniziarono nel settembre 1980 quando la Fiat annunciò l’intenzione di licenziare 24.000 dipendenti ed offrire, quale unica alternativa, la cassa integrazione a zero ore per 18 mesi. Il lunedì successivo scattò la Cassa integrazione fino al 30 Settembre, due giorni a settimana, per 74.000 lavoratori. Mercoledì 10 Settembre, si arrivò alla rottura delle trattative. La Fiat preannunciò l’avvio delle procedure per 12/15.000 licenziamenti. L’indomani gli operai del primo turno di Mirafiori decisero lo sciopero di 8 ore. Alla porta 5 di Mirafiori si tenne un’assemblea nel corso della quale, per la prima volta, comparve l’immagine stilizzata di Carlo Marx, simbolo della lotta operaia di Torino. Al ventunesimo giorno di sciopero arrivò la cassa integrazione a O ore per 22.884 lavoratori fino alla fine dell’anno. Per tutta risposta al centro di coordinamento F.L.M. della porta 5 arrivarono messaggi di solidarietà dal Solidarnosc della FIAT polacca, dalle Comisiones obreras di Catalogna, dalla CGT e dalla CFT francesi. Il 14 ottobre, trentacinquesimo giorno di lotta, si svolse la “marcia silenziosa dei 40.000”, un corteo di capi, quadri, impiegati appositamente convocati – ed in qualche caso spesati – dalla FIAT. Anche la questura confermò la cifra. Si saprà successivamente che, anche nella migliore delle ipotesi, i partecipanti non superarono i 12.000. Eppure il sindacato gettò la spugna. Alle 22,30 di quello stesso 14 ottobre, la segreteria della CGIL-CISL-UIL e la F.L.M. si apprestarono ad accettare un’ipotesi conclusiva di accordo.
Fin qui, storia.
Poi viene la cronaca: Luigi Arisio, organizzatore della marcia dei 40.000, divenne parlamentare nel 1983, poi presidente della Federazione italiana del maestri del lavoro ed infine gli venne assegnata l’onorificenza di grande ufficiale al merito delle Repubblica dall’allora presidente della repubblica Oscar Luigi Scalfaro e dall’allora presidente del consiglio Massimo D’Alema.
I giovani lavoratori di cui parla Epifani non possono ricordarlo perché nel 1980 erano troppo giovani (alcuni non erano neppure nati), ma quelli delle 35 giornate se lo ricordano benissimo. Sotto la faccia di Carlo Marx era comparsa una scritta: “avevamo la ragione e la forza, ci è rimasta la ragione… coraggio compagni”.

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