Bouquet-non-Bucket

Prima che qualche simpatico amico mi nomini in quello che sembra il “gioco dell’estate”, ho deciso di fare una donazione ad alcune associazioni che si occupano di malattie. Ho schivato la secchiata (bucket) e mi sono lanciato in un bouquet di donazioni. In particolare, accanto a quella sulla sclerosi laterale amiotrofica, ho donato 100 euro (per solidarietà con la tanto criticata Luciana Littizzetto) ciascuno anche ad associazioni che si occupano di sclerosi multipla, di diabete mellito, di tumore al seno e di artrite reumatoide. Sono le prime che mi sono venute in mente; poi, ciascuno ha le sue preferenze.
In ogni caso, non condivido questa forma di comunicazione delle malattie, che rischia di generare una “guerra fra poveri”. Addirittura con un impatto negativo su altre malattie dovuto alla forte concentrazione di attenzione su quella che oggi è meglio comunicata. Perché non è che tutti i giorni uno si possa inventare un altro “gioco” così d’effetto. E, soprattutto, perché non è che tutti possano quotidianamente donare qualcosa per tutto.

Ma una soluzione c’è: si chiama maggiore investimento pubblico in ricerca, soprattutto in ambito medico e soprattutto in centri pubblici con ricercatori pubblici (che in Italia sono sempre più in sofferenza). Sottraendo un po’ di soldi pubblici agli sprechi, alle clientele e agli armamenti.
Questo possono fare e a questo dovrebbero pensare i politici, invece di cavarsela con una veloce doccetta fredda estiva.

Before any of my funny friends decided to nominate me, in what appears to be the “summer game”, I have decided to donate to some associations dealing with diseases. I have chosen a bouquet instead of a bucket. In particular, I have donated 100 euro to the association on amyotrophic lateral sclerosis, but also to those dealing with multiple sclerosis, with diabetes mellitus, with breast cancer and with rheumatoid arthritis. These are the first ones that came to my mind; then, each one has his own preference.
However, I do not agree on this type of communication on diseases, that runs the risk of generating a “war among the poor”. Even with a negative impact on other diseases, due to the strong concentration of attentions on the one that is currently better broadcasted. That’s because it is impossible that each single day someone can invent a new effective “game”. And, most of all, because it is impossible for people to donate something each single day.

Indeed, a solution does exist: more public investment on R&D, especially in medicine and especially in public research centres with public researchers. Deducting some money from public wasting, clientelism and armaments.
This is what politicians can do and should think of, instead of getting by with a quick cold shower over summer.

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