Un libro che non torna

Non so dove ho messo Sulla felicità a oltranza. L’altro giorno lo cercavo, volevo rileggere un pezzo, quello del fiume, ma niente, non c’è stato verso, non sono riuscito a trovarlo. Sulla felicità a oltranza è uno di quei libri che non tornano.
I libri che tornano sono quelli da libreria. Li riponi su qualche scaffale, casualmente, senz’alcun ordine preciso e loro, stai sicuro, tornano a farsi vivi per un motivo o per l’altro. Succede lo stesso con gli appunti (che tornano sempre). Io ho questa serie di foglietti sui quali segno delle cose da leggere o da fare o da scrivere, delle idee da trasformare. Solo che non ho un posto preciso in cui raccoglierli, questi foglietti, e allora li infilo in un libro, dentro una scatola, sotto una pila di carte. Non mi preoccupo di dare loro una sistemazione definitiva perché so benissimo che in questo modo non andranno persi e torneranno periodicamente. Torneranno non perché sparsi – tornerebbero comunque anche se rinchiusi dentro un armadio – ma perché destinati (per natura) alla risacca.
Perciò mi preoccupo di trovare un posto particolare solo alle cose che non tornano. Il libro di Cornia è un libro che non torna. Infatti non l’ho messo in libreria, ho scelto un posto particolare, diverso, un posto che credevo di ricordare invece non ricordo più. Un posto dal quale non è più tornato.
Ci sono due motivi per cui un libro non torna. O perché non è mai arrivato o, in alternativa (ed è il caso di Sulla felicità ad oltranza), perché smette di essere libro appena terminato. In quest’ultimo caso può accadere che torni sotto una diversa forma: la voce di un amico, la macchia di un vestito, ecc… Questo libro di Cornia però non torna, neppure sotto una forma diversa. Smette di essere libro e smette di essere ogni altra cosa.
Ci sono scrittori che scrivono tutto quello che non mi verrebbe in mente di scrivere ma che scriverei se avessi una folgorazione da grande romanziere. Invece Cornia mette nero su bianco quello che anch’io ritengo importante scrivere e che invece, se fossi un grande romanziere, eviterei accuratamente. L’episodio del fiume, per fare un esempio.
L’episodio del fiume è fondamentale, da un punto di vista emotivo. Da un punto di vista narrativo è una cosa da matti. Una cosa che non funziona, almeno in un libro che torna. Mentre in un libro che non torna, fintanto che è libro, ma anche dopo, quando smette di essere libro e ogni altra cosa, funziona eccome.
Ora io questo episodio ce l’ho ancora in mente a distanza di anni ed il libro è ancora in casa da qualche parte, lontano dalla libreria. Solo che non torna. Ed io continuo a cercarlo, a non trovarlo, a ricordare l’episodio del fiume o altre bellissime pagine, continuo a dire: aspetta un po’ che adesso lo cerco, vedrai che salta fuori.
Il fatto che un libro torni non significa che sia un buon libro. D’altronde, il fatto che un libro non torni non significa il contrario.
Nel suo libro Cornia ha elaborato tanto la dimensione emotiva quanto quella narrativa della felicità. Della ricerca della felicità. Ad oltranza. Quasi fosse consapevole del fatto che la dimensione emotiva può arrivare ed esaurirsi nella mente del lettore, quella narrativa può non tornare più. Infatti non torna più.

[Ugo Cornia, Sulla felicità a oltranza, Sellerio 1999]

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