Quello che ha da dirci Nathalie Giannitrapani

Même sans bouger de la terre
Cherche les forces neuves
Et prend au sérieux les fantômes

[G. Apollinaire – Toujours]

Domenica In, il giorno dopo la chiusura di Sanremo. Un presentatore ha appena finito di fare un’insulsa polemica su una cosa stupida. Nello studio i critici della radio e dei giornali fanno domande ai cantanti reduci dalla competizione. Nathalie è in piedi, davanti a loro.
Uno dei critici, dopo averla difesa e messa in guardia dalle insidie dello star system, svolge garbatamente una breve riflessione che si muta in domanda: “questo Sanremo si è caratterizzato per un certo ritorno alle canzoni impegnate. Come quella di Vecchioni, che ha vinto, o quella di Albano, comunque molto apprezzata. Lei invece ha presentato un testo intimistico. Possiamo dedurne che i giovani rifiutano l’impegno?”.
Nathalie sgrana gli occhi, ha la faccia smarrita, tiene il microfono come uno studente del Collettivo in un’assemblea d’istituto. “Per che cosa la dobbiamo fare questa okkupazione?” Lo studente sgrana gli occhi, ha la faccia smarrita, tiene il microfono come Nathalie a Domenica In.
Si guarda intorno, nessun deus ex machina in circolazione. Natalia Beatrice Giannitrapani si tocca i capelli, prende coraggio e microfono a due mani e dice: “Io nelle mie canzoni cerco di esprimere soprattutto me stessa, quello che sento dentro, poi lascio che ognuno ci senta quello che vuole. Ecco per me fare musica vuol dire semplicemente questo, questo per me significa essere impegnati, cercare di dire qualcosa che ho dentro e mi sembra importante, trasmettere sensazioni che poi ognuno elabora come vuole” (cito sempre a memoria). La dichiarazione viene fuori un po’ balbettante, infarcita di “cioè… come dire… secondo me…”
Un tempo al posto di Nathalie avrei risposto : “Ma che cazzo volete? ma di quale impegno andate ciarlando? di quando era giovane Albano, che cantava quando il sole tornerà/ e nel sole io verrò da te /amore amore / corri incontro a me e la notte non verrà mai più?? Quello di Vecchioni per il poeta che non può cantare / per l’operaio che non ha più il suo lavoro /… chiamami ancora amore? Allora sapete che vi dico? siete solo retorica e vecchi merletti, velenosi come l’arsenico e non sappiamo che farcene della vostra ‘meglio gioventù’ di sessant’anni, ora è il nostro tempo, state zitti e ascoltate quello che abbiamo da dire”. Però io non me ne intendo di star system, forse me ne intendevo un po’ di assemblee di istituto, ma non è la stessa cosa…
Sono andato fino a Bologna a sentire cosa aveva da dire (cantare) Nathalie, ci sono andato apposta, 28 euro per il biglietto del concerto e un viaggio andata e ritorno, da Napoli, in Freccia Rossa. Apposta, e ci portato pure un amico. Io (I) amo Nathalie, lui (L) no.
L: “Gli unici trentenni in un mare di ragazzini…”
I: “Ci sono anche cinquantenni”.
L: “Guarda il palco… Un palco spoglio va benissimo. Una palco allestito come si deve va benissimo. Una via di mezzo, invece, sembra una cosa rimediata. Cosa sono quelle sfere sul pianoforte, a terra, sui monitor? Non ci stanno a dire niente, non creano atmosfera, non sono né carne né pesce. Un palco spoglio va benissimo, si addice perfettamente ad un artista senza grilli per la testa…”
Entra Nathalie. Applausi. Qualcuno grida “brava!”
L: “Intanto avrei evitato l’ingresso con la chitarra. Personalmente mi sarei fatto trovare al pianoforte. Cioè, le luci si accendono e lei già lì, al pianoforte. Ma dài… attraversare il palco con la chitarra a tracolla! La tiene in un modo che si capisce benissimo che ha paura di prender contro il microfono o di darla in testa a uno dei musicisti. L’ingresso con la chitarra.. ma chi è? Joan Baez?”
I: “Vabbè…Se si fosse fatta trovare al pianoforte avresti detto: ma chi è? Elton John?”
Finisce il primo brano.
L: “Personalmente, avrei evitato di salutare Bologna, avrei evitato di essere contento di essere a Bologna, avrei evitato di essere alla seconda tappa del tour. Io, senti, avessi voluto fare un figurone, una cosa che la gente non si aspetta, avrei speso qualche parola per Nilla Pizzi, che è morta ieri e che era nata a Sant’Agata Bolognese, fra l’altro. E avrei anche cantato un suo pezzo, senza dire niente, avrei cantato La strada nel bosco. Anche perché, va bene che Nathalie ha vinto X Factor, ma Nilla Pizza ha vinto Sanremo, il primo, e poi l’anno dopo si è piazzata prima, seconda, e terza. E avrei ricordato che durante il fascismo non poteva fare radio perché la sua voce era considerata troppo sensuale. Ecco, avrei detto anche questo, che a Bologna, Bologna la rossa, ci faceva un figurone”.
I: “Hai ragione, glielo avrebbe detto anche Elio. L’omaggio a Nilla Pizzi ci voleva”.
Nathalie introduce il secondo brano.
L: “Oddio, ma perché parla? È bello come dice Apollinaire, con la erre moscia, poi è belga, almeno per metà, quindi va benissimo. Ma perché aggiungere altro? Dovrebbe limitarsi a dire A-po-lli-nai-re… autore, titolo, traduzione, poi basta. Cos’è è questa storia della vittoria e del morire per la vittoria. Non è una cosa carina morire per la vittoria. Ma lèvati. Perché, morire per la sconfitta è bello?”
I: “Intanto Apollinaire è nato a Roma, da padre svizzero e madre polacca, quindi era francese quanto Nathalie. Poi, se vogliamo dirla tutta, si è arruolato volontario nella prima guerra mondiale ed ha combattuto per la vittoria senza morire. Lascia fare, la scelta è ottima.”
Applausi, qualche cavernicolo si sgola : “Braaaaavaaaaaaa!”
L: “Anche sui vestiti niente da dire. Lolitismo sfrenato. Certo, a 31 anni è un po’ strano, ma insomma, si è data quel tono lì e va bene. La camicetta svolazzante, la spalla scoperta, gli stivaletti. No no, niente da dire”.
I: “Però i musicisti… Sulla bravura non discuto, anche se quel violoncellista lì, io non m’intendo di violoncello, però non mi sembra, come dire? necessario. Vabbè, violoncello e pianoforte fanno la loro figura, però insomma, una scelta un po’ forzata. Ma non è neppure il violoncellista. Il problema è il bassista. Non si sopporta… il modo in cui tiene la chitarra, il modo di dondolare, uguale, ogni brano. E poi quella pettinatura alla Little Tony versione punk…”
L: “Ma perché non fa cinque o sei cover?”
I: “Come?! ti lamenti sempre di quelli che fanno cover!?”
L: “Eh, ho capito. Lei lì però ha fatto un solo un album, è una necessità. Comunque bella la scelta del folk irlandese, coraggiosa, davvero. Ha anche la voce giusta, è perfetta per il gaelico. Ecco, ad esempio, per il bis poteva fare una cover. Perché ha dovuto scegliere un pezzo già suonato? Non è una cosa carina.”
I: “ Si chiama bis, è normale che si suoni due volte”.
L: “Sai cosa sarebbe normale? Cantare Vola colomba. Ci farebbe un figurone. Un po’ di Apollinaire e un po’ di Nilla Pizza. Chi oserebbe tanto? Solo Nathalie Giannitrapani. Chi oserebbe portare un nome e un cognome così?”.
Applausi finali, un cinquantenne dietro di noi finalmente grida “Bellaaaaaaaa!”
Ci associamo con enfasi.
Usciamo dopo un’ora e un quarto. Soddisfatti. Piove a dirotto.
L: “Se solo cambiasse qualche piccola cosa..”
I: “Eh… i testi sono un po’ naif…”
L: “Però qualcuno glielo dovrebbe dire”
I: “Certi versi comunque son belli, magari un enjambement in più…”
L: “Certe cose gliele dovremmo dire”
I: “Lascia stare, noi siamo marci. Lei è giovane, è vitale”
L: “Sì, vitale, entriamo lì, mi sembra un posto adatto a Nathalie. Magari adesso smonta e viene a bere qui”
I: “Se sceglie lei, sì. Così finalmente le diciamo ‘sta cosa dei testi”
L: “E pure il fatto di Nilla Pizzi. E le scriviamo un testo bellissimo”
I: “Lo sa fare anche da sola… magari l’aiutiamo giusto un po’…”
L: “No! Senti stai calmo, non ti voltare, indovina chi sta entrando?”

2 commenti

  1. Mario

    Questo articolo è dedicato a tutti quelli e quelle che non si aspettano di trovare una cosa di questo genere su mrdedalus e specialmente a quelli o quelle che, conoscendomi, da un po’ di tempo si preoccupano della mia salute mentale per quello che mi sentono dire di Nathalie. Sono abbastanza sicuro che staranno pensando “se avessi detto quello che dice Nathalie … se avessi detto che mi piace Xfactor … mi avresti messa alla gogna per anni”. Ma non è vero, non più, almeno. E non me la sento di dire a Nathalie cosa avrebbe dovuto dire, cosa dovrebbe cantare. Le voglio bene così, per quello che ha detto, per quello che dice, per quello che canta, soprattutto, per come lo canta. Per la timida sfrontatezza con cui lo dice. Per il coraggio tremolante con cui osa con quello che ha, per la presunzione innocente con cui si mette in gioco e tira fuori quello che sa fare così com’è. Perchè si atteggia un poco, perchè imita movenze da diva, ma si vede un po’ lo sforzo di prendersi sul serio. Per quando tira fuori quella voce forte da quel corpo fragile, e li mette tutti a tacere, professori e presentatori. Forse dal titolo del pezzo, poteva sembrare che volessimo spiegare il significato di Nathalie e delle sue canzoni. Ma mrdedalus non spiega nulla e Nathalie non ha bisogno di spiegazioni, lascia che ognuno senta quello che cerca. Io forse in questo momento, cercavo una musa così, “forte e fragile”, seducente e comune, una di noi. Con una ragazza come Nathalie potremmo stare seduti a bere una birra, fumando sigarette leggere (lei no, che le si rovina la voce), parlando di Dio e di politica o di oroscopi e cantanti. E ci si potrebbe anche innamorare, lo ammette anche il mio amico. Non c’è nulla di male, son sogni che non fanno male a nessuno. Sogni che però ti mettono in contatto con una parte di te stesso che la razionalità comprime e nasconde in stanze gelate, ma che pure esiste, resiste, e avanza in punta di piedi, senza poterla fermare. E forse è la parte migliore e proprio quando non te l’aspetti, quando sei sbattuto nelle tempeste di vento, te la ritrovi come punto di forza . Forse è per quella parte che le persone ti vogliono bene, mentre tu pensi solo a quello che dovresti dire e dovresti fare per essere all’altezza di quello che pensi che gli altri si aspettino. Non è mica facile, buttare a terra certi pachidermi mentali, lasciarsi andare, provare piacere per una cantante di XFACTOR e non vergognarsene, commuoversi per certi occhi, per una voce.
    Ci vuole coraggio a scegliere muse così, con quegli occhi , con quella voce, rischi di prendere sul serio i fantasmi. E a volte serve a trovare forze nuove.

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  2. Un pignagnolista

    “Elton John, a guardarlo di profilo, quando è seduto al piano, e ha la giacca stretta, sembra un sacco di merda.”
    [Opera n. 135, Opere complete di Learco Pignagnoli, Daniele Benati, Aliberti editore]

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