Diceva, con usuale arguzia, Karl Kraus: “gli allievi mangiano ciò che i professori hanno digerito”. Una metafora al limite della coprofagia che può dare anche fastidio ai più, soprattutto nel paese delle Salò di Pasolini e dei Satyricon di Luttazzi. Ma che dà spunto per almeno due riflessioni.
Primo: nella trasmissione di ogni conoscenza, il soggetto che trasmette deve aver comunque faticato un po’ – prima – per riuscire positivamente nell’intento – poi – di passare qualcosa agli altri; deve aver digerito, insomma! Secondo e negazione del primo: il soggetto che riceve conoscenza è spesso destinatario non dell’informazione originaria ma di una sua derivazione, magari passati tanti stadi di metamorfosi; con tutte le distorsioni che ne possono conseguire.
Poi, se uno scrive “Kraus” sa già di non farsi capire appieno. O forse per nulla. Se piuttosto si scrive “blogger” o “social network” o anche semplicemente “community”, la comunicazione è immediata. Ma proprio im-mediata. Quindi non solo nel senso che il lettore aggiornato e al passo con le nuove tecnologie capisce subito di cosa si stia parlando. Soprattutto nel senso che tutti questi (e altri) strumenti non sono che una trasmissione veloce (im-mediata cioè non mediata da alcuna digestione…) della civiltà contemporanea. Un mare enorme di soggetti che, a parte sporadiche eccezioni da cercare col lanternino, risputano subito ciò che passa loro per la bocca… nemmeno per il cervello, insomma!
Se quindi, prolungando la parafrasi, il processo di digestione porta il boccone di cibo a diventare prima bolo nell’esofago e nello stomaco, poi chimo nell’intestino fino a costituire le feci nell’intestino crasso; il sapere magistrale citato da Kraus è escremento tanto quanto lo sproloquio del blogger è lo sputo subitaneo del boccone appena ingerito. Senza aver fatto, spesso, nemmeno una veloce verifica delle notizie giunte al suo orecchio (tipo andarsi a rivedere le fasi della digestione che, studiate alle scuole medie, si perdono facilmente nell’oblio).
E allora? Allora forse c’è un livello di conoscenza intermedio, una fase della comprensione intellettuale che andrebbe condivisa. Non alle prime battute informative si dovrebbe dialogare! Ma nemmeno quando le convinzioni sono ormai così radicate che non ne esce più un confronto, ma solo uno scontro fra idee contrapposte. Evviva il bolo e il chimo, allora! Evviva quei prodotti intermedi in cui ciascuno, blogger o intellettuale, può dire una parte di storia ma pronto a integrarla e sintetizzarla e assimilarla per bene.
Menenio Agrippa, 2500 anni fa, sosteneva che i plebei/mani e i patrizi/stomaco non potessero fare a meno gli uni degli altri; riportando a un livello sociale contemporaneo tutte queste parafrasi, ci sembra ancora più di dover assumere questo ruolo fondamentale di disturbo dello stomaco: un boccone che non va né su né giù, finché non si dia modo di assimilarlo… Poco chiaro? Parliamone in un blog…
København, 16 luglio 2008
