Communication failed

Well, this is an invitation
It's not a threat
If you want communication
That's what you get
I'm talking and talking
But I don't know how to connect

Non molto tempo fa ebbi modo di vedere, e cercare di ascoltare, un intervista “massacrante” che vedeva protagonisti Paolo Conte e Vincenzo Mollica.
Tutt’oggi ritengo fosse uno strazio, nonostante la mia quasi venerazione nei confronti dell’ Avv. Conte
Ma in fondo, quell’episodio aveva avuto il merito di rafforzare e/o confermare una mia tesi (che forse ha confini molto più ampi della mia scatola cranica): gli artisti, quelli veri, sfogano il loro bisogno di comunicazione attraverso modi non convenzionali.
Chi la pittura, chi la musica chi altro.
La mia impressione nel seguire quell’intervista era che il Sig. Conte facesse una fatica spropositata nel mettere insieme parole che potessero esprimere ciò che aveva bisogno di comunicare.
Probabilmente, per oscuri meccanismi della mente umana, quando queste necessità vengono represse, in casi particolarmente fortunati trovano sfogo in lampi di genio assoluto.
La sola idea che l’autore di Boogie non risulti essere un grande affabulatore senza il sostegno delle sette note, sembra stridere con ogni logico pensiero.
Eppure…
Se è vero che l’eccezione dovrebbe esser quella che conferma la regola, ve la sottopongo seduta stante: Il Maestrone (sfiga per chi non capisce). Mi è capitato, dieci anni or sono, di ascoltarlo nel corso di una serata in cui si parlava di musica e religione
Credo fosse al Centro S.Domenico a Bologna.
C’era anche Fegiz,
ma la memoria non mi da un mano…
la mia tesi non trova alcuna applicazione nel caso specifico.

Purtroppo la difficoltà a comunicare non ha risvolti sempre così “fortunati”:
è proprio di questi giorni il successo dell’ultimo lavoro di Alejandro Gonzalez Inarritu: Babel, appunto… dove barriere linguistiche di ogni tipo concorrono a creare una non-comunicazione globale.
A pensarci bene, il preoccupante incalzare del male oscuro (leggasi depressione) che caratterizza la società odierna, non sembra essere così distante dal relazionarsi con la sempre crescente incapacità/impossibilità di comunicare.
Assurdo!
Assurdo in un tempo in cui migliaia di km di fibre ottiche adagiate sul fondo degli oceani collegano in un click milioni di persone
Un tempo dove satelliti e web chat sembrano aver abbattuto il muro della distanza
Forse si illudono solamente
Le verità più profonde raccontate davanti al monitor ad un perfetto sconosciuto, mentre la persona con la quale condividi la vita è presa a guardare il Grande Fratello di là in salotto, finiscono per trasformarsi in 1 e 0 di un codice binario morto.
Ecco, nell’anno domini 2006, tutti i nostri pensieri e le nostre emozioni, sono diventate una serie di 1 e di 0 combinati diversamente in una serie scientificamente validissima ma umanamente asettica.
Con grande rammarico, mi sento spesso un perfetto prototipo di questo uomo che ha una ADSL flat da sei mega, la televisione satellitare, due cellulari in tasca ed uno anche Bluetooth!!
Una potenza di fuoco potenzialmente micidiale
Ma quante poche parole dette
Ed ancor meno ascoltate
A pensarci bene, il mio rubare parte di questo spazio aperto, sembra tanto un voler dire qualcosa a qualcuno
Magari qualcuno che abbia capacità di ascoltare e, magari, voglia di comprendere. Ma forse è tutto troppo torbido. Dovrei cancellare tutto e tradurlo (Fabio direbbe ‘compilarlo’) così:
11100110 00110101 11000100 00001101 01010111 00110001…

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