Cattivo poeta

Lessi dunque i versi del mio giovane poeta e gli dissi: Non solo i vostri versi sono cattivi, ma mi è dimostrato che non ne farete mai buoni.
– Bisognerà dunque che ne faccia di cattivi; poiché non saprei impedirmi di farne.
– Che terribile maledizione! Immaginate, signore, in quale avvilimento cadrete? Né gli dei, né gli uomini, né le colonne hanno mai perdonato la mediocrità ai poeti: è Orazio che l’ha detto.
– Lo so.
– Siete ricco?
– No.
– Siete povero?
– Poverissimo.
– Aggiungerete così alla povertà il ridicolo di cattivo poeta; avrete perduto tutta la vostra vita, sarete vecchio. Vecchio, povero e cattivo poeta, ah! signore, che figura!
– Capisco, ma ci sono portato mio malgrado… (Qui Jacques avrebbe detto: Ma è scritto lassù).
– Avete i genitori?
– Li ho.
– Qual è la loro professione?
– Sono gioiellieri.
– Farebbero qualcosa per voi?
– Forse.
– Ebbene! Andata a trovare i vostri genitori, proponete loro di prestarvi un po’ di gioielli. Imbarcatevi per Pondichery; farete cattivi versi per via; una volta arrivato farete fortuna. Fatto fortuna, tornerete a far qui cattivi versi quanto vi piacerà, purché non li facciate stampare, poiché non bisogna rovinare nessuno…
Erano circa dodici anni che avevo dato questo consiglio al giovanotto, quando questi mi apparve; io non lo riconoscevo. Sono io, signore, mi disse, che voi avete mandato a Pondichery. Ci sono stato, ho messo insieme laggiù circa centomila franchi. Sono tornato; mi sono rimesso a far versi, ed eccone alcuni che vi porto… Sono sempre cattivi.
– Sempre; ma la vostra sorte è regolata e acconsento a che continuiate a far cattivi versi.
– E’ proprio la mia intenzione.

[Denis Diderot, Jacques il fatalista e il suo padrone, l’Unità/Einaudi 1992]

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