In una pagina degli anni venti, a proposito della prosa in lingua russa Puskin si chiede: “Ma cosa dire dei nostri scrittori che, ritenendo cosa meschina lo spiegare con semplicità le cose più normali, pensano di ravvivare una prosa infantile con aggiunte e logore metafore? Costoro non diranno mai ‘amicizia’ senza aggiungere: ‘codesto sentimento sacro, la cui nobile fiamma, ecc.’. Bisogna dire: ‘la mattina presto’ e loro scrivono: ‘Non appena i primi raggi del sole che sorgeva rischiararono le contrade orientali dell’azzurro cielo’: ah, che novità, che freschezza! E’ forse meglio solo perché è più lungo? Leggo la recensione di un amatore del teatro: ‘Questa giovane allieva di Talia e Melpomene, generosamente dotata Apollo…’. Dio mio! Ma scrivi: ‘Questa brava giovane attrice'”.
[Paolo Nori, Quattro osservazioni su Un eroe dei nostri tempi, Un eroe dei nostri tempi, Feltrinelli 2004]
