Papale papale

È ormai presente da settimane in tutte le librerie la nuova fatica del noto teologo prof, mons., don, dott, Joseph Ratzinger alias Benedetto decimo sesto, Gesù di Nazaret edito da Rizzoli. Un milione e mezzo di copie vendute. Fin qui nulla di male anzi ormai è diventata consuetudine per i papi deliziarci con exercises des stiles cimentandosi nella stesura di romanzi più o meno di successo.
Leggendo l’introduzione si scopre che: “…. questo non è un libro magisteriale. Perciò ognuno è libero di contraddirmi. Chiedo solo alle lettrici e ai lettori quell’ anticipo di simpatia senza il quale non c’è alcuna comprensione”.
Mossa da vero stratega o per dirla in soldoni questa volta il Papa ha messo le mani avanti, non per benedire, bensì per non precipitare goffamente sul sagrato!!! Un invito alla clemenza con l’ansia di chi si aspetta un giudizio dagli altri . Da una parte abbiamo giudizi entusiastici con un sottofondo poetico di commozione. Per il penitente Giuliano Ferrara il romanzo “ha l’aria di avere in pugno la storia più interessante in circolazione della storia del mondo”. Dall’altra abbiamo stroncature impietose degli esegeti. Il Cardinal Martini da Parigi ironizza: “è sempre confortante leggere “testimonianze” come questa!!!”. Ovvero una bella e interessante meditazione personale: Cristo, quella poltrona la meritavo più io!!!
Infatti da un’analisi sommaria dell’opera anche chi non è un esegeta o un bibliofilo si accorgerebbe di errori ed ingenuità stilistiche degne dell’ultimo degli studenti dell’Università di Scasazza.
Per citarne fra le più eclatanti secondo Benedetto XVI Gesù entrò a Gerusalemme durante la festa della Domenica delle Palme. Evidente anacronismo visto che questa festa con la benedizione dei ramoscelli d’ulivo fu introdotta secoli dopo come del resto anche la domenica! In seguito si passa dagli anacronismi allo scambio di persona: fa confusione fra Abramo ed il profeta Elia. Bene, pare che secondo l’autore Abramo abbia digiunato per quaranta giorni e quaranta notti facendo le veci di Elia che ringrazia per lo sconto di pena. Dal colonnato si vocifera che Abramo stia consultando i propri legali per procedere con una denuncia per diffamazione… “con tanta simpatia” e aggiungerei pazienza per i lettori.
Ma se al Papa la memoria fa brutti scherzi il bello deve ancora arrivare. Vocabolario di greco alla mano, il Rocci per esempio, colpevole di aver reso miopi l’80 % degli studenti che vi si sono imbattuti per 5 lunghi anni, cercando la traduzione della parola doxa si scopre per chi non avesse reminiscenze da liceo, che il significato è opinione e non gloria come per l’esimio professor Ratzinger.
Andando avanti nella lettura scopro per incanto come Dio riuscisse ad avere il dono dell’ubiquità. “Egli” si rivolge al suo popolo dal monte Oreb e dal monte Sinai. Rifletto, mi informo e vengo a sapere che nel linguaggio biblico i due monti in questione sono lo stessa cosa. Mistero risolto.
Con un po’ di fantasia anche noi comuni mortali potremmo avere questo dono.
Continuerei volentieri con altre perle di saggezza ma rischierei di apparire l’esegeta o il bibliofilo che non sono, ragion per cui mi fermo qui.
Mi verrebbe da citare uno studente che non brillava più di tanto nella traduzione dal greco all’italiano al quale in un giorno d’inverno di metà anni novanta il genio aprì la mente e gli fece concludere una versione con una frase che avrebbe degnamente figurato come postfazione del romanzo “…favorevole a qualsiasi cambiamento e straziante nella memoria!”

Massimiliano Marzoli

[Gesù di NazaretJoseph Ratzinger, Rizzoli 2012]

Lascia un commento