Signore, siete voi il rinoceronte?

Il primo maggio del 1515, dal vascello Nossa Senhora de Ajuda, sbarca a Lisbona un esemplare di rinoceronte indiano. I marinai gli hanno dato un nome, Ulisse, ironica allusione al più famoso dei viaggiatori. D’altronde il pachiderma, come l’eroe omerico, vedrà il suo destino compiersi in mare. Nella capitale portoghese i cittadini osservano stupefatti quell’incredibile creatura, apparentemente fuoriuscita da un bestiario medievale, in realtà proveniente dall’India.

Qualche tempo prima Shams-ud-Din Muzaffar Shah II, sultano del Gujarat, accoglie la spedizione diplomatica del generale portoghese Alfonso de Albuquerque. Come di prassi, vengono scambiati doni fra le ambascerie. Fra i doni del sultano c’è, appunto, un rinoceronte, che poi il generale imbarca sulla Nossa Senhora de Ajuda per farne omaggio a Dom Manuel I d’Aviz, re del Portogallo.

La vista dell’animale, dunque, lascia tutti senza fiato. Da Lisbona un autore sconosciuto invia una lettera alla città di Norimberga con la descrizione dell’animale e alcuni schizzi fatti a mano: «È venuta in questi giorni da l’India una bestia chiamata rinoceronte. Questa bestia è grande come uno elefante, ma più bassa e tutta coperta d’una pelle grossa, quasi come scaglie o piastre; e ha un corno forte sopra il naso, col quale si dice che combatta con l’elefante».

A Norimberga, in quel momento, vive Albrecht Dürer. È assai probabile che proprio a partire da quella lettera tragga l’ispirazione per la celebre xilografia in cui l’animale viene rappresentato con la consueta maestria ma con un bizzarro corno sulla schiena e la pelle esageratamente bitorzoluta, percorsa da escrescenze, simile a un’armatura. Xilografia che, per lunghissimo tempo, pur essendo il frutto della fantasia dell’artista (che non ha mai visto l’animale né mai lo vedrà), resta l’immagine ufficiale del rinoceronte.

Comunque, il re Dom Manuel I d’Aviz decide di riciclare il regalo di Alfonso de Albuquerque e invia il pachiderma a Roma per farne dono al papa. Leone X, infatti – che non ha mancato di ringraziare per Annone, l’elefante albino ricevuto l’anno prima – apprezzerà senza dubbio Ulisse, una meravigliosa rarità da aggiungere al serraglio papale. Ma il rinoceronte, come detto, vede il suo destino compiersi in mare: la nave che lo trasporta naufraga di fronte La Spezia e lui muore fra le onde.

A distanza di quasi duecento anni un altro rinoceronte sbarca in Europa. Anche questo proviene dall’India.

La sua storia comincia nel 1738, nello stato di Assam, quando alcuni cacciatori uccidono una femmina di rinoceronte e ne catturano il cucciolo. Un nobile bengalese offre la preda a Jan Albert Sichterman, direttore della Compagnia Olandese delle Indie Orientali. Un dipinto di Hendrick van Schuylenburgh mostra l’insediamento in cui si trova la casa dei Sichterman, una dimora circondata da grandi giardini. Il piccolo rinoceronte, come l’alce di Tycho Brahe, è libero di muoversi all’interno della tenuta. Di più. I figli del direttore lasciano che l’animale scorrazzi anche dentro casa. La sua stazza, in breve tempo, diventa ingestibile, generando il caos fra le mura domestiche e all’interno della tenuta. Viene perciò venduto a Douwe Jans Mout, capitano della Knappenhof, una nave della Compagnia.

L’uomo ha un certo fiuto per gli affari e decide di portare il rinoceronte in Europa. Il viaggio in mare è lungo ma il capitano fa di tutto per renderlo tollerabile: abbondanti razioni di paglia, pane e arance accompagnate da olio di pesce per idratare la pelle. Dopo diverse settimane di navigazione, il 22 luglio 1741, il pachiderma sbarca al porto di Rotterdam.

Per gli europei è uno choc. Nessuno, infatti, conserva memoria del rinoceronte Ulisse, arrivato a Lisbona moltissimo tempo prima. Anche per questo motivo il capitano Mout fa costruire un carro trainato da otto cavalli, con ruote enormi rinforzate: all’interno del veicolo il rinoceronte viaggia senza essere visto. Chi vuole ammirarlo deve pagare un biglietto. L’ufficiale della Compagnia delle Indie Orientali sta per trasformarsi in un impresario di successo e il suo rinoceronte nell’animale più famoso del tempo.

Nel 1743 il pachiderma è a Bruxelles e Anversa, l’anno dopo ad Amburgo, poi ad Hannover e Berlino. Qui, Federico II di Prussia detto “il Grande” paga dodici ducati d’oro per vedere la stupefacente creatura. In una delle tappe successive, a Vienna, viene mostrata a Francesco I e Maria Teresa d’Austria: il re conferisce al capitano Mout il rango di nobile e la regina gli concede il permesso di muoversi liberamente all’interno del Sacro Romano Impero. Il viaggio prosegue a Monaco, Ratisbona, Freiberg, Dresda. A Lipsia il poeta Christian Fürchtegott Gellert lo vede alla fiera cittadina e gli dedica la poesia “Der Arme Greis” (“Il povero vecchio”), la prima in Europa a parlare di un rinoceronte:

Per vedere il rinoceronte
(Me lo ha detto il mio amico), ho deciso di uscire.
Sono andato al cancello con il mio mezzo fiorino,
E davanti a me camminava un uomo molto ricco,
Che, a giudicare dalla sua espressione,
stava ripassando nella mente i debiti contratti,
Oltre a quello che aveva guadagnato durante la fiera,
E quanto ancora, se la fortuna l’avesse assistito,

avrebbe potuto guadagnare con quel profitto.

Proprio allora venne verso di me un povero vecchio
che mi chiese l’elemosina.
Mi fermai, e pensai tra me:
«Se gli do il denaro,
non potrò vedere il rinoceronte.»

Nel 1748, dopo essere stato a Berna, Zurigo, Basilea, Sciaffusa, Stoccarda, Augusta e Norimberga, viene ritratto a Würzburg del pittore Anton Clemens Lünenschloß che nel suo taccuino realizza uno schizzo del rinoceronte annotando, sotto limmagine: “Jungfer Clara”, cioè la “Signorina Clara”. Come accaduto con Annone e Ulisse, Clara diventa il nome ufficiale del rinoceronte.

Una volta raggiunta la Francia, Clara viene portata alla ménagerie reale di Versailles per essere presentata a Luigi XV. Il re vorrebbe acquistarla per il suo serraglio ma il prezzo chiesto è troppo alto. Il capitano Mout, infatti, pretende 100.000 scudi.

Prima di lasciare Parigi il rinoceronte viene esposto alla Fiera di Saint-Germain. Il successo va oltre le aspettative, esplode una vera ossessione per l’animale, star incontrastata di un immaginario pop fatto di dipinti, porcellane, libri, gioielli, soprammobili e monete. In “Histoire de ma vie” Giacomo Casanova immortala l’apparizione di Clara in un quadretto esilarante: «Andammo alla fiera di Saint-Germain a vedere il rinoceronte di cui parlava tutta Parigi. All’ingresso della baracca stava un uomo di colore, vestito all’africana, incaricato di ricevere i soldi dai curiosi. Una giovane marchesa della compagnia, che non aveva mai visto un rinoceronte, si avvicinò a lui con la massima semplicità e gli disse molto seriamente: “Signore, siete voi il rinoceronte?”».

«Eppure, contro ogni logica, due oggetti insensati (ah! è questo che mi sconvolge!), due mostri creati e costruiti. Dio solo sa come, due vili sciocchezze attraggono gli sguardi. Meritano forse di essere nominati? Semiramide e il rinoceronte!» si lamenta Melchior Grimm con Denis Diderot. In effetti, se hai soldi a sufficienza puoi comprare unoriginale creazione del celebre orologiaio Jean Joseph de Saint Germain in cui Clara è in piedi su un carillon. Oppure si può sfoggiare l’ultima novità in fatto di acconciature: la perruque à la rhinocéros. Il pittore di corte Jean-Baptiste Oudry dedica a Clara il quadro più sbalorditivo della sua carriera: un ritratto di profilo, in scala uno a uno, in cui l’animale, tre metri e mezzo di lunghezza per un metro e mezzo abbondante di altezza, fissa lo spettatore con il suo occhio iniettato di sangue. In quel momento ha raggiunto gli undici anni di vita e pesa venticinque quintali. A dar retta al capitano Mout, mangia ogni giorno trenta chili di fieno e dieci di pane, oltre a bere quattordici secchi d’acqua. Per avere un’idea di quanto interesse susciti l’esemplare basti pensare che un’altra opera dello stesso Oudry ispirata al rinoceronte, questa volta un disegno, viene utilizzata da Diderot e d’Alembert per la loro Encyclopédiee dal naturalista Georges-Louis Leclerc Buffon per la sua Histoire naturelle.

Nel 1749 Clara lascia la Francia per l’Italia. Due anni dopo, a gennaio, arriva a Venezia, in tempo per essere celebrata come grande attrazione del Carnevale. Il pittore Pietro Longhi la ritrae in un piccolo quadretto su commissione di Giovanni Grimani. Nel dipinto, infatti, compare un cartiglio inchiodato alla parete di legno: «Vero Ritratto di un Rinocerotto condotto in Venezia l’anno 1751: fatto per mano di Pietro Longhi per commissione del N.O. Giovanni Grimani dei Servi Patrizio Veneto». Lo stesso Grimani figura sullo sfondo del dipinto insieme ai familiari in maschera. L’uomo che tiene in mano il corno, invece, potrebbe essere il capitano Mout.

L’esibizione veneziana, però, non va come sperato: a causa della confusione carnevalesca Clara mostra segni di nervosismo, urta volontariamente il recinto, mette in fuga gli spettatori. Fra l’altro il capitano Mout perde al gioco i 4000 ducati guadagnati in laguna.

Il tour, quindi, prosegue. Per altri sette anni. Poi, nel 1758, il rinoceronte arriva a Londra dove, il 14 aprile, muore. Ha vent’anni.

Di Clara rimangono dipinti, disegni, stampe, volantini, sculture, oggetti d’arredo, pagine di ricordi, poesie, novelle. Un racconto pubblicato dallo scrittore tedesco Cristoph Gottlieb Richter nel 1750 è intitolato “Dialogo tra un rinoceronte e una cavalletta”. Poiché la data coincide con la presenza di Clara a Lipsia, è facile supporre che il dialogo abbia come protagonista proprio lei.

Parlando con la cavalletta il pachiderma confessa tutta la propria insofferenza nel sentirsi osservato, studiato, toccato da moltissime persone. Il suo più grande desiderio è tornare libero, nella terra in cui è nato. Ma vorrebbe portare con sé degli uomini ed esporli a beneficio di altri rinoceronti. I quali, ne è certo, mostrerebbero maggiore sensibilità di quanto abbiano fatto gli uomini nei suoi riguardi.

O nei riguardi di altri uomini. Signore, siete voi il rinoceronte?

Mauro Orletti

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