Negli anni ‘30 Ocean View Avenue, a Monterey, è fiancheggiata da una schiera di grandi conservifici. Tra i due lati della strada ci sono attraversamenti coperti che servono per spostare sardine inscatolate nei depositi della Southern Pacific Railroad. A Monterey, infatti, arriva il carico di sardine custodito nelle stive di più di cento pescherecci. E sempre a Monterey è ambientato il romanzo pubblicato da John Steinbeck nel 1945, “Cannery row“, che comincia così: «Il Vicolo Cannery a Monterey in California è un poema, un fetore, un rumore irritante, una qualità della luce, un tono, un’abitudine, una nostalgia, un sogno». Il fetore di cui parla Steinbeck è il fetore delle sardine destinate all’inscatolamento.
Le sardine vivono in grandi banchi, raggruppamenti composti da milioni di esemplari, che sono un richiamano irresistibile per predatori di ogni specie, fra cui l’uomo. L’istinto aggregativo non è una prerogativa esclusiva dei pesci, ma le sardine hanno fatto della vita di gruppo una straordinaria arma di difesa. Quando un predatore, per fare un esempio, si fa avanti, il banco si apre a ventaglio oppure, se l’inseguitore è più veloce, si divide prontamente per ricongiungersi alle sue spalle.
Ci si può chiedere: come vengono decisi e poi comunicati i movimenti delle sardine? In alcuni casi la decisione dipende dai leader, in altri dal coordinamento del banco. La comunicazione della decisione avviene per mezzo di messaggi chimici o visivi. La cosa sorprendente è questa: tanto più cresce il numero dei componenti, tanto più le decisioni risultano azzeccate. È come se il moltiplicarsi delle fonti di informazioni, cui attinge l’intelligenza collettiva del gruppo, aumentasse le chance di arrivare a conclusioni corrette. E le sardine, che sono ai livelli più bassi della catena alimentare, hanno un disperato bisogno di arrivare a conclusioni corrette.
Warder Clyde Allee, è stato uno zoologo molto noto per la sua ricerca sul comportamento sociale, sulle aggregazioni e sulla distribuzione degli animali nei diversi habitat, marini e terrestri. Nello studio “Aggregazioni animali” si occupa del loro comportamento sociale e cerca di dimostrare i vantaggi che gli organismi traggono dall’agire come gruppo anziché come individui. Fra i suoi allievi c’è un certo Edward Flanders Robb Ricketts, che rimane particolarmente colpito dalle lezioni sulla cooperazione animale. Più avanti il suo interesse si concentrerà proprio sugli organismi che vivono in simbiosi, soprattutto quelli che formano grandi gruppi in cui ognuno contribuisce alla sopravvivenza degli altri.
Abbandonata l’università, nel 1923, Ed Ricketts arriva in California e apre i Pacific Biological Laboratories Inc., la cui attività principale consiste nel fornire campioni biologici per scuole ed enti di ricerca. Qualche anno dopo, nel 1928, trasferisce i laboratori in un edificio di legno pigiato fra due conservifici al 740 di Ocean View Avenue, a Monterey, la Cannery row di Steinbeck.
Inevitabilmente, nell’ottobre del 1930, Ed Ricketts e John Steinbeck si incontrano a casa di un amico comune. Secondo Steinbeck è sufficiente un solo istante a legarli per sempre. In quel momento Ricketts vive nel suo laboratorio, anche se il termine laboratorio è forse eccessivo – o riduttivo, a seconda dei punti di vista – per un magazzino ingombro di libri, dischi, vetrini, microscopi, serpenti in gabbia, organismi marini sottovetro, ratti bianchi, palombi, rane e gatti imbalsamati. Il vecchio fabbricato, oltre ad essere un laboratorio, è anche un luogo di incontro per artisti, scrittori e studiosi.
Ricketts, infatti, non è solo un biologo marino ma, in certo qual modo, è anche un filosofo. Inoltre, si interessa di musica, economia e politica con la stessa passione e lo stesso rigore con cui si occupa dell’equilibrio ecologico in una pozza di marea. Per questo motivo trova noiosa qualunque teoria, perfino politica, che non sia osservabile anche in natura. La contaminazione del metodo scientifico con la speculazione filosofica gli permette di tenere assieme elementi che, all’apparenza, si direbbero estranei. Per conseguenza, ogni cosa diventa una parte connessa al tutto: non c’è differenza tra una poesia di Li Po, una fuga di Bach o un granchio marino. Quanto agli uomini, ha un modo tutto suo di giudicarli. A proposito del padre, ad esempio, dice: «Ha una qualità quasi geniale, ha sempre torto. Se uno prende un milione di decisioni ed esprime un milione di giudizi a caso, matematicamente si potrebbe supporre che per almeno metà delle volte abbia ragione e per l’altra metà torto. Ma, prendi mio padre, lui no, si sbaglia sempre in tutto. A questo punto non è più una questione di fortuna, ma di scelta. E ci vuole genialità».
Arriva anche il momento in cui Steinbeck diventa socio d’affari dei Pacific Biological Laboratories di Ricketts. Lo fa per salvare l’attività, miracolosamente ancora in piedi, senza interessarsi alle questioni legali, economiche o all’andamento della società. Anche perché, come racconta lui stesso: una riunione del consiglio di amministrazione si distingue dalle feste che vengono organizzate nel laboratorio solo perché durante il consiglio di amministrazione si beve di più.
Come Steinbeck influisce sulla professione di Ricketts, così Ricketts fa sulla scrittura di Steinbeck. Nel 1945, come detto, esce “Cannery Row” e uno dei protagonisti è appunto Ed Ricketts, chiamato semplicemente Doc. «Doc ascolterebbe qualsiasi tipo di sciocchezza e la trasformerebbe per te in una sorta di saggezza». Attorno a lui, «come una pozza di marea umana che si unisce alla vita», si muove una comunità di derelitti e straccioni, perditempo e imbroglioni, in balia di continui fallimenti eppure, a loro modo simpatici, leali e generosi.
Henri è uno di questi, un pittore francese che «non era francese e non si chiamava Henri. E in realtà non era nemmeno un pittore». Poi c’è Mack, a capo di una banda di vagabondi squinternati. Hazel, uno di loro, porta un nome da donna pur essendo uomo: la madre, all’ottava gravidanza, pensava di mettere al mondo una bimba, poi è arrivato lui ma la donna era troppo stanca per rimediare all’errore. Gay, a differenza degli altri senzatetto, ha una casa e perfino una moglie, solo che la moglie lo picchia di notte, mentre lui dorme, e la casa lo attira meno della prigione. Infatti un giorno, durante una spedizione a caccia di rane organizzata da Mack, si allontana alla ricerca di un pezzo di ricambio per il furgone su cui viaggiano, finisce in prigione e nessuno lo vede più per diciott’anni. Gli abitanti di Cannery Row si servono dal droghiere cinese Lee Chong, disposto a far credito anche al più improbabile dei clienti, anche allo stesso Mack. Il bordello del quartiere è gestito da Dora Flood, tenutaria dal cuore tenero, benefattrice della comunità, inflessibile tutore dell’ordine del suo locale, in cui non sono ammesse bevande alcoliche e bestemmie.
Agli occhi della società Henri, Mack, Hazel, Gay sono solo gentaglia, miserabili ai livelli più bassi della catena alimentare, come le sardine. Per Lee Chong e Dora Flood, e così pure per Ed Ricketts e John Steinbeck, rappresentano invece «la virtù, la grazia e la bellezza della frettolosa follia che vive a Monterey». Ad ispirare i personaggi di “Cannery Row”, infatti, sono persone reali, abitanti di Ocean View con cui lo scrittore e il biologo hanno a che fare tutti i giorni.
Una volta uno di loro, incrociando per strada Ricketts, chiede consiglio per un diuretico. Il biologo confessa che, dal suo punto di vista, la birra è il diuretico migliore. A quel punto il mendicante lascia chiaramente intendere di non avere soldi per una birra. La messinscena funziona: Ricketts si offre di pagare e, più tardi, confessa a Steinbeck di essere semplicemente deliziato dalle capacità di quel senzatetto. Ha dovuto fingere di incontrarlo per caso, imparare la parola diuretico, intuire la risposta che avrebbe ricevuto: una somma di qualità straordinarie.
Grazie a questo modo di pensare Doc diventa il leader, attorno a lui si stringono gli individui della comunità, che interagiscono fra loro come sardine all’interno del banco, aiutandosi, vivendo in simbiosi, contribuendo alla sopravvivenza degli altri.
Nel 1940 Steinbeck ha già scritto il suo libro di maggior successo, “Furore“, e Ricketts ha già pubblicato “Between Pacific Tides“, manuale di riferimento per lo studio della fauna che vive nelle pozze di marea del Pacifico. L’11 marzo di quell’anno, Steinbeck e Ricketts, a bordo del Western Flyer, un peschereccio di settantacinque piedi, navigano per sei settimane lungo la costa del Golfo di California raccogliendo campioni biologici e osservando i comportamenti di tonni, granchi, squali, tartarughe, aragoste e, naturalmente, sardine.
Nel 1941, l’anno dopo il loro ritorno dal viaggio, Steinbeck e Ricketts pubblicano “Sea of Cortez”, diario di viaggio, resoconto biologico e sintesi della filosofia di entrambi a proposito di uomini, di ecosistemi e della connessione fra uomini ed ecosistemi. Nel libro trova spazio un corposo resoconto biologico, che elenca le specie incontrate nel Golfo di California (alcune ancora sconosciute), come in “Cannery Row“ vengono catalogati, qualche anno più tardi, i miserabili appartenenti alla pozza di marea umana che vive a Monterey.
Ricketts muore nel 1948, all’età di cinquantadue anni, quando il Del Monte Express centra in pieno la sua vecchia e malandata Buick mentre attraversa i binari della Southern Pacific Railroad. Doc se ne va assieme alle sardine che, sul finire degli anni Quaranta, sono pressoché scomparse dalla baia di Monterey. A chi gli chiede che fine hanno fatto, Ricketts fornisce la risposta più ovvia: «sono dentro le scatolette!». Di lì a poco Cannery Row diventa un quartiere fantasma. Dove sono finiti i suoi abitanti, dove sono finiti Henri, Mack, Hazel, Gay, Lee Chong e Dora Flood? Sono scomparsi loro o è scomparso chi è in grado di accorgersi della loro esistenza? Per vederli, infatti, bisognerebbe seguire il procedimento che lo stesso Ricketts descrive in “Sea of Cortez“: «Si consiglia di guardare le stelle dalla pozza di marea e poi, di nuovo, tornare a guardare la pozza di marea».
