Ma la ragazza invece che viene da una cattiva famiglia; il cui corpo è troppo piccolo, troppo grande, grasso o magro; la cui pelle è sempre dura e scabra; i cui capelli sono giallastri e così pure gli occhi, simili a quelli di un gatto; i cui denti sono lunghi o del tutto mancanti; la cui bocca e le cui labbra sono grandi e rigonfie con il labbro inferiore nerastro e tremante quando essa parla, e lascia pendere la lingua; con le sopracciglia diritte; con le tempie incavate; che mostra segni di barba, di baffi, di peli spessi sul corpo; dal collo pesante; che ha certe membra più corte e altre più lunghe, fuori dalle proporzioni ordinarie; con una poppa grossa o alta e l’altra piccola o bassa; le cui orecchie sono triangolari, a forma di ventaglio; il cui secondo dito del piede è più grosso o più lungo dell’alluce; il cui terzo dito del piede è rattrappito e senza punta; con il dito piccolo che non tocca il suolo; la cui voce è rauca e il riso rumoroso; che cammina svelta e con andatura incerta; d’età matura; che ha delle predisposizioni alle malattie e che porta il nome (come Govardhan), d’un albero (come Anbi), d’un fiume (come Tarangini), d’un uccello (come Chimani), o d’una costellazione (come Revati):
una tale ragazza, soprattutto se è irascibile e violenta, se mangia e dorme troppo, se è sempre agitata, nervosa, tormentosa, inquieta e senza riposo, stupida nelle cose del mondo, spudorata e viziosa, deve essere evitata con cura in ogni circostanza dall’uomo saggio e prudente.
[Kalyana Malla, Kama Shastra. Arte d’amare indiana, Edizioni Mediterranee]
