Troppo cerebrale

Ogni sera, Ariel aveva più cose da raccontare:
– Che poi, l’ultimo… Per favore! Lui non era triste perché depresso. Lui la metteva, tristezza!
– In che senso?
– Ossia, è un uomo allegro, questo va bene… Ma una persona che, anche in questo mondo di fame, di soprusi e di violenza, non smette mai di ridere! Che superficiale!
– Aveva dei pregi, immagino. Nascosti.
– Se intendi “quel” pregio, no. Però ci stavo bene, a letto. Oddio, come con tanti altri.
– Nella media, insomma. E io?
– Ma perché voi italiani siete ossessionati dai voti sulla prestazione? Ma che vi hanno fatto, da piccoli? Che poi, domandando così, non fate che esporvi a bugie. Cosa si può rispondere, a uno che chiede: come sono stato?
Ariel si tirò in ginocchio sul letto, mandò indietro i lunghi capelli biondi, scomponendoli:
– Fantastico, amore! Come te, nessuno! – e iniziò a cantare – Nothing compares, nothing compares, to youuuu!
A Narciso Moloch venne da ridere:
– Sei stupida!
– Eh eh eh, sei tu che mi rendi stupida.
– Io? Comunque non amo sentirmi dire queste cose, intendevo altro.
– E cosa?
– Che sensazioni provi, quando stai con me?
– Ma sono sensazioni, come faccio a raccontartele? Tu come ti sei sentito, piuttosto?
– Io? Bene. Forse un po’ poco aggressivo rispetto a come vorrei, non so come spiegare. Diciamo che mi sento troppo poco fisico per essere un ragazzaccio.
– E sei troppo cerebrale per essere un bravo ragazzo!

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